Ciao, sono Gianni.

Questo lavoro mi rappresenta perchè credo nell'impegno e nell'offrire il meglio a tutti.


Questo blog l'ho pensato per impegnarmi e non per distrarmi!



Ho già creato un blog per distrarmi, con cui divertimi,in cui scrivere e pubblicare 'cose' leggere.


Il mio motto:
'Io t'insegno tu m'insegni! Done!'

lunedì 2 gennaio 2017

RIFORMA E CONTRORIFORMA
RIFORMA DELLA SCUOLA E CONTRORIFORMA DELLA SCUOLA ITALIANA. DA RENZI A RITROSO.

Partendo dall'ultima riforma andando a ritroso nel tempo trovo decine di esempi di interventi legislativi che si contraddicono reciprocamente.
Renzi produce  la sua riforma firmata dal ministro Giannini Stefania.

Stefania Giannini è nata a Lucca. Professoressa Ordinaria di Glottologia e Linguistica dal 1999 a Perugia.  Il 1º ottobre 2004 diventa rettore dell'Università per Stranieri di Perugia, carica ricoperta fino all'aprile del 2013.
Nel 2013 è candidata in Toscana nella lista Con Monti per l'Italia alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio per il Senato della Repubblica, venendo eletta senatrice della XVII Legislatura per cui è segretaria del gruppo al Senato per SC. Il 16 novembre dello stesso anno, l'Assemblea di Scelta Civica la nomina nuova segretaria e coordinatrice politica del partito.[2]
È presidente della delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea.[3]
Il 22 febbraio 2014 viene nominata Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca del governo Renzi. Dal 22 febbraio 2014  -al 12 dicembre 2016 quando il governo Renzi cade dopo il suo fallimento al referendum che lui stesso patrocinava (60% di no !)
...
Legge detta 'buona scuola': LEGGE 13 luglio 2015, n. 107 - Gazzetta Ufficiale, conosciuta poi come  legge 107.
Precedenti riforme scolastiche. Tutti i ministri si sono occupati di riformare 'qualcosa' nella scuola italiana.
Prima della Giannini: Maria Chiara Carrozza (Pisa, 16 settembre 1965) è una scienziata e politica italiana del Partito Democratico. Ministro del governo Letta Enrico, pisano. Durata 28 aprile 2013 –22 febbraio 2014.  che nasce dalle risultanze dell' elezioni politiche italiane del 2013, vinte dalla coalizione capeggiata da Bersani.. Le elezioni sono date dalla caduta del governo Monti.

ANNO 2017.
Eccolo, è arrivato con tutti i presupposti di rito. Oggi sono andato a passeggio sul colle del paesello dove vivo ma che porta il nome più pretenzioso che si può, il nome di monte pur non essendo una cima alta: Monteorfano. Il nome rivela la sua posizione nella pianura circondante cioè che non è unito alle catene montuose più rinomate e suntuose, le Alpi.
Il mio animo è guerriero ma non vincitore. Mi passano davanti ricordi e immagini del passato che non mi rasserenano ma anche pensieri del presente e del prossimo futuro di fatti che arriveranno in modo pesante e per niente sereno.

venerdì 24 giugno 2016

LA POPOLAZIONE SCOLASTICA CAMBIA

Alunni 21, maschi metà e femmine le altre. Italiani... più della maggioranza, vedendo i numeri bruti e crudi. Alunni BES oppure DSA: almeno uno od anche tre. Alunni non segnalati...tutti gli altri  a parole ma poi nessuno può mostrare delle certificazioni o prescrizioni mediche.
Tutto qui? Sembra niente di che? Quei bambini non italiani...che cosa dire? Qualcosa da dire c'è: non conoscono l'italiano. Ha importanza questo ... poco?

Facciamo anche un PDP? Oppure un semplice programma individualizzato?
A chi...per esempio ...a quello che non parla, ma è italiano oppure a quello che non parla italiano ma gode  ottima salute?

giovedì 25 dicembre 2014

Troppo, troppo poco

Troppo, troppo poco.
Sempre si dice che il giusto sta in mezzo. Ma non sempre è così: si può dire che gli estremi si "toccano".. per esempio! Se si osserva con cura gli alunni di una classe non vediamo mai il "gruppo medio centrale", ma vediamo i singoli individui che compongono l'insieme classe. L'insieme é una unitá eterogenea ma allo stesso tempo omogenea:  eterogenea nelle singole individualitá ma omogenea negli aspetti , per es, dell'età. I differenti aspetti della composizione umana di un gruppo scolastico indicano solamente che quel gruppo ė stato composto sulla base statisticamente 'casuale' , cioè significa che nessuno ha composto, ha orientato od ha voluto  che quel gruppo fosse così composto ma che si é composto semplicemente sulla base della libera iscrizione da parte dei genitori dei figli con la domanda di iscrizione, scelta che occorre dire ė di tipo essenzialmente "casuale".
Il gruppo che un docente ha di fronte possiede una caratteristica demografica che ci permette di porlo come modello della popolaritá, della rappresentatività, di modo che esso possa essere espressione, nel suo piccolo numero, dell'intera popolazione del più grande valore della popolazione intera di un territorio. Fino al punto che il valore di rappresentativitå può essere paragonato alla stessa rappresentativitã del popolo nazionale. 
Mediamente un gruppo classe, dalla normativa che governa la composizione delle classi, ė di solito di una ventina di unità. Venti bambini hanno in sè la potenzialità di un intero Popolo nazionale. Per noi , il popolo Italiano. L'uguaglianza è ovviamente in astratto ma nella sua sintetica rappresentativitá essa è autentica. Possiamo vedere nel gruppo classe gli stessi dati statistici della popolazione che si evolvono nel tempo, nelle epoche, nel divenire delle epoche, degli eventi che la storia manifesta per un popolo.
La classe che io ho davanti a me é 'uguale' al mio mondo. È uguale a me.
È sicuramente il 'presente' storico di un tempo , di un'epoca. Del momento che viviamo.
Dunque c'è un'eguaglianza fra noi:  fra alunno e docente. Troppo uguali o poco uguali?
Dicendo uguaglianza viene da determinare in che grado sia questa idendentitá:ė una uguaglianza di fatto, ma allo stesso tempo è in divenire. Cioè  uguali in 'potenza ed in atto'.

Troppo uguali e troppo poco uguali. In questo spazio intermedio che si può percepire dialetticamente fra il presente e il futuro, fra l'atto e  i potenziale futuro,  fra il qui e l'adesso, si può porre il compito dell'educazione formazione che la scuola si impegna a compiere verso gli alunni iscritti.
Nell'esperienza di un insegnante, con una carriera di alcuni decenni di lavoro, si pone un'osservazione spontanea: ho visto tante cose e tanti mondi che quello che mi si pone davanti come una nuova classe non mi sorprende più di tanto!
Credo che non sia più così semplice , come apparirebbe da questa esclamazione. Le classi di oggi non sono più composte dagli stessi modelli di alunni che avremmo potuto idealizzare negli anni passati. La componente umana delle classi attuali, del nostro tempo storico, non è più omogenea come lo poteva essere nelle epoche precedenti, seppur nel recedente passato. I cambiamenti demografici della popolazione presente nel territorio ha mostrato forti rinnovamenti.
Una classe 'normale' oggi ha una composizione tale da dover utilizzare concetti di ordine etnico, continentale, storiche, culturali.
Credo che le distanze, gli spazi, le differenze fra gli individualitá , le originalità soggettive pongono un quadro d'insieme del gruppo classe medio come di un universo dai limiti espansi, quasi infiniti, divergenti, lontani. Compito del docente e del l'Istituzione scolastica è quello di interporre in mezzo alle differenze un elemento d'unione determinante e strategico: l'educazione. La scuola deve affrontare le diversità date con lo stesso impeto di sempre: formare , educare, istruire, costruire, modellare.

domenica 16 dicembre 2012

Ma chi è l’elettore?

Ma chi è l’elettore?


Chi è? Cioè, egli ha un nome ed un indirizzo? E’ un individuo reale?

Dalle parole dei politici (es Formigoni, 2012) l’elettore esiste. Tant’è vero che , in questi giorni, Formigoni lo chiama e lo nomina tantissime volte ( “Io devo rendere conto al mio elettorato non ad altri!”, dice ). Ma anche altri politici dicono così. L’elettore è sempre nominato e chiamato ed è sempre sulla bocca di tutti i politici. Sembra che esista davvero, dico io. Ma cercandolo davvero non si trova e soprattutto non arriva mai a tempo. Come mai? In questi giorni alcuni politici dovranno rispondere di fronte alla legge, di vari fatti che i magistrati contestono loro con l’ipotesi di peculato. Ecco, i magistrati si conoscono. Hanno nomi, i magistrati hanno un nome ed un cognome ed hanno una sede dove trovarli, se si vogliono incontrare di persona. Anche i politici hanno nomi e facce e sappiamo dove operano e assolvono ai doveri di politici. L’elettore no. Anche il giornalista ha un nome: si chiama , per es. Ezio Mauro, oppure Sallusti, oppure altri nomi che conosciamo. Ma dell’elettore no. Non sappiamo nulla di lui. L’elettore è senza nome, anonimo, e senza volto, invisibile. Ma tutti lo invocano. Anzi i politici fanno di più: lo eleggono sovrano! Formigoni dice proprio che solo al suo elettorato deve rendere conto dei suoi comportamenti ( solo dei suoi comportamenti pubblici od anche di quelli privati?) Questo politico dichiara di essere pronto a render conto all’elettorato! È molto bello , questo! Ma chi è l’elettorato? Sono io? Io ho un nome ed un indirizzo, io esisto e adesso sono qui che scrivo. Io pongo domande, eccomi qui. Ma secondo lui io non sono adatto a valutarlo e ad esprimere un giudizio nei suoi confronti. Perché? Perché io non sono riconosciuto da lui, politico, come suo elettore! Certo! Se l’elettorato non ha nome nè viso, lui non mi può riconoscere e neppure sapere che sono io un suo elettore. Dunque? Dunque non deve rendere conto a me, persona reale, dei suoi comportamenti politici! Il politico deve rendere conto solo al suo elettorato! A chi? All’ invisibile? A nessuno in fin dei conti! Solo al termine del mandato elettorale e al termine della legislatura, lui, il politico dovrà interrompere il suo ruolo di politico e sperando di tornarci con un nuovo mandato elettorale, facendosi rieleggere. Dunque ancora, per tutto il tempo della legislatura il politico è intoccabile. Intoccabile dalle persone ‘reali’: dal giornalista che gli pone domande a cui lui non risponde…perché non è a lui che deve rendere conto , ma solo al suo elettorato! Neppure al giudice, perché un magistrato è reale, ma solo al suo elettorato! Neppure al politico collega, ma solo al suo elettorato! E neppure a me che l’ho eletto, ma ‘solo al suo elettorato’! Perché non …a me? Non sono io il suo elettore? Il politico non deve rendere conto ai cittadini perche il cittadino è reale cioè non ha gli attributi dell’elettore: l’elettore è altro da me! L’elettore è sconosciuto e disconoscibile. Il singolo individuo non sarà mai riconosciuto come valore. Il politico rifiuterà in questo modi tutti i confronti posti da persone reali e chiamerà a testimone l’invisibile e astratto elettore come unico destinatario di un diritto di controllo sui suoi comportamenti pubblici. Il Popolo non esiste, è irreale, è invisibile, è anonimo, ma è …sempre buono da enunciare in tutte le salse e quando è comodo. Ma arriverà il giorno della fine legislatura ed allora il politico tremerà di paura di non essere riconosciuto!

domenica 26 febbraio 2012

La politica come arte di governare la cosa pubblica.

Chi ha la passione dell'impegno politico ai tempi d'oggi non può che mettersi le mani nei capelli per quanto si osserva nel mondo della politica dei nostri giorni.Troppo e del tutto sproporzionato  sia nel senso della logica e sia nel senso dell'etica. E fin anche il buon senso si disgusta per ciò che accade nel Parlamento del nostro Paese. Ma sospendendo il giudizio per ' la politica di tutti i giorni', quella politica dei politicanti di mestiere o di gente servile al l'uomo forte di turno,  rimane l'interesse per la politica rivolta alla scuola: la scuola di tutti e la scuola di noi tutti, dei cittadini e dell'intero personale docente. Vedo la scuola d'Italia dall'osservatorio della mia scuola dove lavoro ed opero da tanti anni.

giovedì 27 ottobre 2011

A quale età scolastica è opportuno introdurre lo studio del flauto dolce?

IL FLAUTO DOLCE AMA LA DOLCEZZA, COME I BAMBINI!


Ho fatto un volo aereo su tutti i siti scolastici che ho rintracciato in internet e curiosando curiosando ho dedotto che non c'è una età anagrafica decisiva ma semmai c'è un'età emotiva e psicologica. La riforna della scuola del Governo Berlusconi ( prima della sua caduta, Dicembre 2011) ha introdotto l'obbligo dell'insegnamento di uno strumento musicale al terzo anno della scuola primaria con abbinata una didattica di 'musica d'insieme' ( Ultima iniziativa del Governo B. risale al Decreto Ministeriale PI , Gelmini, del 31 Gennaio 2011) . Attività didattiche previste dalle Indicazioni riguardanti l'Educazione al suono ed alla musica nella scuola primaria. Indicazioni espresse anche dai Governi precedenti.

mercoledì 5 ottobre 2011

NON VOGLIO CENSURE.



Dal blogger B Grillo. Invito a inviare una lettera di protesta al ministro Alfano :

Da WIKIPEDIA:
ANNUNCIO DI WIKIPEDIA"Cara lettrice, caro lettore,in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.



Mi unisco a questo testo di annuncio di minacce e minacciose repressioni che sono anche contro di 'me' che ho attivato un mio minuscolo blog per conversare di 'Educazione e di scuola' con i miei lettori. Mi unisco a Wikipedia perchè so che il ministro berlusconiano Alfano (ne sono convinto!) non creda neppure nel pericolo dei blog e nella reale loro pericolosità verso la gente in genere ma sono convinto che le sue 'INIZIATIVE' politiche non provengano dalla sua libera coscienza ma dalla banale ubbidienza al volere del suo 'PADRONE' Silvio Berlusconi, verso il quale egli è servo!
Io non sono servo di nessuno e auguro al ministro Alfano di liberarsi della schiavitù in cui adesso siede.
Gianni, e-mail inviata a alfano_a@camera.it <alfano_a@camera.it>

venerdì 10 dicembre 2010

Is Michele !

"Is Michele"...mi ha detto un bambino di classe prima elementare, i primi giorni di scuola, quando gli chiesi di dirmi il suo nome, un po' per gioco e un po' per lavoro, perché indagavo se gli alunni possedessero delle conoscenze in merito, date od ereditate da non importa chi.
Le parole "Is Michele" sono state la risposta alla domanda di 'rito' offerta da me nei dialoghi inglesi di debutto scolastico su ciò che l'alunno di prima elementare apprende in modo indotto dall'ambiente dove vive.
Questa risposta, autentica e spontanea, significa molto e porta messaggi metodologici di grande interesse didattico e pedagogico sull'apprendimento di una lingua straniera da parte dei bambini linguisticamente italofoni e di madre lingua italiana. La lettura della risposta data evidenzia subito un errore morfosintattico della costruzione della frase inglese. E' evidente l'assenza del soggetto che nella morfologia della frase inglese è obbligatorio porre. Nessuna colpa per l'alunno. E' evidente che qualcuno gli ha insegnato tale risposta proponendogli una frase sgrammaticata. Non saprei affermare se coscientemente o no. Ma c'è una osservazione ulteriore di carattere linguistico: la struttura grammaticale data 'is Michele' corrisponde perfettamente alla struttura italiana 'è Michele' ed è ad essa sovrapponibile. Questa evidente identità strutturale (ausiliare più nome) mostra un meccanismo logico e psicologico operato dall'alunno non volontariamente ma con automatismo: all'assenza di correttezza grammaticale (data forse dall'educatore del bambino al bambino stesso) il pensiero operante ha risposto ponendo, trasportandole nella lingua inglese, le regole della grammatica italiana. Questo senza mettere in dubbio se la frase data sia corretta o meno. Però la frase 'funziona' cioè raggiunge lo scopo che il parlatore vuole raggiungere e questa pratica è confortata dall'ascoltatore del bambino che non mette in dubbio la correttezza della frase accettandola come 'corretta' perché 'funzionante'.
Voglio mettere in evidenza la 'pragmaticità' della scelta fatta: il testo composto ha i requisiti di una frase di senso compiuto. Questo vale soprattutto per il bambino. Ma l'adulto ascoltatore (o, presumibilmente, genitore) non nota l'errore che invece noterebbe un genitore madrelingua anglofona.
Due domande: perché il bambino non ha risposto dicendo 'It is Michele!', come presumibilmente gli avranno insegnato? Poi, perché non ha risposto semplicemente con 'Michele!' ?. La prima risposta possiede le caratteristiche di testo coerente e coeso alla domanda da me espressa. La seconda è sintetica ma anche sincretica e possiede le stesse caratteristiche logiche della prima e la caratteristica della frase infantile (descritta da J. Piaget, 1966) di 'parola-frase' rappresentativa del pensiero infantile in età evolutiva.
Il pensiero infantile e quello adulto sono coincidenti nell'uso pragmatico della comunicazione. Si mette in moto un meccanismo, un automatismo mentale (realismo, J.P. 1966) affermante che se il testo espresso nella lingua italiana ( è Michele) rispetta le regole della morfologia italiana, il testo della frase inglese espresso da quel bambino (is Michele) avrà i requisiti della correttezza, a sua volta.
Un' ulteriore prova della pragmaticità della frase (seppur sgrammaticata in inglese) sta nel fatto che il ritmo della frase italiana e quello della frase inglese è lo stesso: A+B = verbo+nome.
La necessità che l'inglese ha di porre sempre il soggetto, in questo caso il pronome 'it' , non coincide con la necessità che esprime l'italiano cioè l'italiano può non porre il soggetto nella formazione della frase in quanto le voci verbali italiane sono diverse per ogni persona del verbo in tutta la coniugazione dei verbi. L'Italiano parlato non ha bisogno di affermare il pronome soggetto: 'dico' e 'io dico' sono testi diversi ma con lo stesso valore comunicativo pur rimanendo entrambi voci verbali della prima persona singolare del verbo 'dire'.
L'Italiano, in quanto lingua d'ambiente sociale di contesto e di vita primaria, esprime un dominio linguistico sulla lingua straniera con immediatezza e semplicità.
L’osservazione offre degli esempi sperimentali di interesse psicologico su come il pensiero operi di fronte alle novità ed alle diversità portate dalla lingua altrui, degli altri ceppi linguistici, con cui viene a contatto, soprattutto nell'ambito educativo e nell'ambiente scolastico.


All'insegnante spetterà il compito di smontare i condizionamenti sociali operanti in favore della formazione corretta della lingua straniera nell’alunno italiano ma anche di rinforzare la corretta costruzione del pensiero nella lingua nazionale italiana.

venerdì 12 febbraio 2010

CHE COLORE HA....?

Sempre la neve ha interessato chi ha giocato al gioco del pupazzo!
Poi ...il pupazzo siamo ...ancora noi, fin dall'infanzia!
SOLO I BAMBINI LO SANNO: LA NEVE E' ...BELLA!

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